SPACCARE TUTTO

Maggio 20, 2008 by Marco Ciaccia

se questo è un uomo, se questa è una persona, se questo è il prezzo per restare dentro la comunità degli autoctoni, ovvero non vivere, essere alla frusta allora spaccate tutto, spaccate adesso, prendetevi la forza, il rispetto, l’autorità. così facendo darete un segnale a tutti, italiani e non, che si può fare
perchè si deve fare

DA “LA VAL PADANA SI ARRENDE ALLA CITTA”

Maggio 19, 2008 by Marco Ciaccia

Articolo di Marco Alfieri per Il Sole 24 Ore del 17 maggio che riporto con interesse come parte del mio viaggio dentro la pianura padana

Per duecento chilometri, spalle al Po, la via Emilia è un enorme gronda in bilico tra pianura e Appennino che corre tra capannoni, centri commerciali, torri elettriche, pali della luce, binari ferroviari, sopraelevate, maxicinema, centri veneti del mobile, Mercatoni Uno, autosaloni e villette a schiera Il Casale o La vecchia Corte, esotiche nel nome ma tutte ossessivamente uguali. Da Piacenza a Rimini è ormai un’unica grande città, dilatata da un terziario che sembra fatto di Lego. Ogni insediamento ha il suo Outlet village, la sua casamercato, il suo Obi, UniEuro, Mirabilandia, Mediaworld. Campagna urbanizzata come un lombardoveneto qualsiasi…

e svoltando da Piacenza a Parma, un’area che amo particolarmente, descrive la (ex?) Food Valley emiliana…
…Solita campagna urbanizzata: multisala Capitol, mega Ipercoop e Carrefour, vecchi cascinali riattati, lotti di vilette a schiera e di fianco gli immancabili Agricenter che vendono i tagliaerba per curare il fazzoletto di parto su cui si affacciano i balconi”….

LA POESIA DELLA NOTTE ITALIANA

Maggio 17, 2008 by Marco Ciaccia

un messaggio d’amore del mio amico Mangia lanciato nella rete in una fresca notte di maggio

WHEN THE TIGERS BROKE FREE

Maggio 17, 2008 by Marco Ciaccia

Il 15 maggio 2008 è il giorno in cui, per parafrasare una canzone di Roger Waters, the tigers broke free, “le tigri sono state liberate”.
E’ un pò come il 28 marzo 1997, altro giorno di delirio nazionale, sul sangue degli Albanesi speronati, un delirio bipartizan e con le solite, integratissime, eccezioni. Tuttavia vorrei segnalarvi gli spunti semantici offerti da Repubblica-Espresso-SWA nel sondaggio su “cosa fare degli immigrati”, proprio del 15 maggio scorso.

La manipolazione fisica della carne, per via di leggi e imposizioni dell’ordine poliziesco, sembrano affascinare particolarmente quest’ala sinistra del regime; evidentemente i nuovi padroni della politica sembrano aver individuato le parole che fanno breccia nel sistema di valori “multietnico e tollerante” del centrosinistra. Si continua a parlare di “scontro sugli immigrati” tra Italia e Spagna, non sulla politica di immigrazione ma proprio sulla carne degli immigrati; che farne? sparargli oppure selezionarli in base a criteri di adeguatezza al nostro mercato, possono lavorare con noi e per noi? Questo NOI molto forte e falso, di gente che ha la “badante” in casa e quella gli serve, altrochè. Allora ti prego caro Stato, queste tienicele a casa, non rispedirle al loro paese. Se mai manda via i loro mariti, che non ci servono
L’immigrazione, insieme al controllo del corpo femminile attraverso leggi e regolamenti, è l’unico campo di battaglia in cui la piccola borghesia può influenzare il funzionamento della macchina statale. Ha bisogno di agitatori che riescano a muoverli ma l’ala di “sinistra” del potere ne è ammirata, tanto da inserire nel sondaggio citato l’opzione del trattamento dei ROM: “Vorremmo vedere lo Stato che li allontana”. Bella frase, la piccola borghesia si riempe il petto al pensiero che c’è ancora un’area in cui lo Stato può agire su sua richiesta, “a chiamata”. E’ una sensazione ottocentesca, in quanto è dell’Ottocento il periodo eroico in cui la borghesia, allora non fortemente differenziata tra grande e piccola, costruiva lo Stato, metteva a punto le sue istituzioni, ne provava il funzionamento. Ottocentesca anche in quanto lo Stato nazionale, fondato su cultura religione tradizioni italiane, risuscita nel 2008 con un rigurgito in cui i lettori, i telespettatori diventano un “noi”, i discendenti di quei borghesi che reclamano l’antico diritto di utilizzo dello Stato.

COMMISSARI PER LE QUESTIONI ETNICHE / 2

Maggio 15, 2008 by Marco Ciaccia

I problemi della globalizzazione ci pongono di fronte a scelte importanti; i cittadini sono stufi di vedere che gli Ebrei senza permesso di soggiorno sono i primi in graduatoria nell’assegnazione delle case popolari, e di vederli girare con la Mercedes e bivaccare nei campi nomadi. Bisognerà affrontare queste tematiche con spirito costruttivo come abbiamo fatto insieme ai Rumeni moderati, che hanno accettato un dialogo inter-religioso e denunciato i tentativi di conquista rumena della nostra cultura, delle nostre tradizioni. Oggi ci sono tensioni anche con la componente islamica dell’immigrazione, dovuta alla politica sionista che persegue il loro Stato di origine, che compromette la pace e la stabilità nel Mediterraneo. Tutti questi capitoli andranno risolti con spirito costruttivo e dialogo ma sapendo che alla fine siamo noi a decidere. E ora sacrifichiamo il sangue di questa pecora per ingraziarci il raccolto.

suono di tamburi sullo sfondo

COMMISSARI PER LE QUESTIONI ETNICHE / 1

Maggio 15, 2008 by Marco Ciaccia

Tranquilli ragazzi, picchiatori di rumeni e altro, ora siete proprio fuori tempo; ci pensa lo Stato a somministrare la violenza, di cui detiene il monopolio legittimo, contro gli immigrati clandestini o, come dice il sinistrorso TG3 (edizione regionale lombarda delle 14:00)

I Rom di troppo

quelli che vanno spostati da un luogo all’altro. Oggetti dell’attenzione di questa casta bianca, politicamente corretta e pronta a rifugiarsi nelle sottane dell’identità tribale quando le campane suonano. Sono bianchi, siamo “Noi” e i Rom sono “loro”; la comunicazione li riguarda ma non è fatta da loro. Prendo i Rom come esempio di alterità, come in genere gli extra-comunitari, i senza-tetto, i disabili, i criminali, un loro diverso dall’enunciatore bianco, perbene, medio-piccolo borghese, perfettamente integrato e soddisfatto del sistema dei messaggi, pronto a indignarsi ora contro i Romeni o i Rom (che differenza fa?), domani contro gli Islamici. Gli Ebrei sono riusciti a entrare nel sistema dell’enunciazione in genere presentandosi come mansueti custodi di un’identità “più Europea degli Europei”, ma vi vengono ricacciati indietro periodicamente, soprattutto quando la crisi economica stringe e alcuni intellettuali “di sinistra” (la maschera migliore e più efficace per questo tipo di operazioni etnico-culturali) si ergono contro la “loro” invadenza, in genere usando un sistema semantico in codice che attacca la “base” o il “villaggio” di origine, Israele.

99 PROBLEMS, BLACK AMERICA

Maggio 14, 2008 by Marco Ciaccia

Ritorno su 99 Problems di Jay-Z che non mi riesco a togliere dall’orecchio

The year’s ‘94 and my trunk is raw
In my rear view mirror is the mother fuckin’ law
I got two choices y’all pull over the car or (hmmm)
Bounce on the double put the pedal to the floor

dopo aver mandato a fanculo i critici musicali che lo descrivono come troppo “elitario” (?) rispetto alle radici nere NY (ad ogni buon conto alla fine si fa crivellare di colpi per dimostrare che quel Jay-Z è morto) quello che dice il rapper newyorkese è che nel 1994 poteva cadere nelle provocazioni della polizia e se lo avesse fatto probabilmente avrebbe iniziato la trafila degli sporchi negri messi dentro una volta e poi finiti intrappolati nella rete di servizi sociali, carcere, servizi sociali, carcere… Ce l’hai fatta Jay ma altre reti sono dapertutto!

Per esempio, quella che sfondi tu, Carl Landry!

L’anno prossimo, l’anno prossimo

SEMIOLOGICA PATRIARCHALE 1

Maggio 14, 2008 by Marco Ciaccia

sarà uno dei tanti progetti lasciati a metà? no, stavolta voglio mettere diverse citazioni di G.Vaughan e altri studiosi di semiotica, femministi/marxisti, antropologi; e indicare il carattere di mascolazione del linguaggio in diversi contesti, specie politici.

Da “Homo Donans” di G.Vaughan

Money measures the ‘common quality’ of exchange value in commodities and leaves aside as irrelevant whatever does not have that quality. Whatever is not commodified does not have the quality of exchange value and thus appears to be irrelevant to the market, outside its “concept.”

La struttura logica e concettuale alla base del patriarcato (la mascolazione, l’educazione alla competizione per risorse scarse e attraverso la manipolazione degli altri) è l’ossatura del capitalismo fondato sullo scambio di valori di mercato. Ed è logica nel senso etimo-logico, semantico; è una semiologia del dominio; come esiste, ne sono convinto, una semiologia del disagio psichico sviluppata dal proletariato intellettuale, dal sottoproletariato che non accede, per cattiva “mascolazione”, alle risorse simboliche di scambio che avvengono nell’ambito culturale dominante o nelle sue adiacenze. Una semiologia che se non si definisce rimane grammatica, cacofonia inarticolata e priva di senso al di fuori di una autoreferenzialità al limite individuale. Il tema: è code-words, le parole chiave per l’accesso a questa forma di scambio del linguaggio-mercato, nei suoi segmenti, nelle sue nicchie.

…those who do not do it well, or do not succeed in the market, will seem to be ‘defective’, less human, and therefore more exploitable. In Capitalism the values of Patriarchy—competition, hierarchy, domination—have been united with the values of the market. In order to understand this merger and justify some startling similarities in what are usually considered widely different areas, we need to look beyond both Capitalism and Patriarchy to the patterns underlying them.

 

 

 

MINACCE E OPPORTUNITA’ PER I FONDI COMUNI ITALIANI

Maggio 13, 2008 by Marco Ciaccia

Continua a scendere la raccolta dei fondi comuni di investimento italiani. Anche il Financial Times nota il dato, che avevo commentato lo scorso mese, dei 36,7 miliardi di euro usciti dal sistema Assogestioni nel primo trimestre dell’anno.
L’associazione di categoria tra l’altro ha fatto pervenire nuovi dati che segnano, per aprile, una continuazione in territorio negativo, con 8,4 miliardi di uscite, il che porta il saldo negativo da inizio anno a oltre 45 miliardi di euro.
Dove vanno tutti questi soldi ritirati dal sistema dei fondi comuni di investimento? Come mai il risparmiatore italiano non si affida più a questi strumenti se è vero che la quota di risparmio detenuta in questi strumenti è scesa dall’80% nel 2000 al 64% nel 2006? Provano a dare alcune risposte i manager, tra cui quell’Alberto Foà che con la sua Anima è responsabile di una parte importante dei miei risparmi previdenziali (mi raccomando…).

Ci sono questioni fiscali - una tassazione sfavorevole - e di benchmark; la presentazione dei risultati, il sistema delle quotazioni in continuo, ovvero una questione di comunicazione, tendono a scoraggiare i risparmiatori, che vedono le quote muoversi e tendono ad uscire in negativo, come è successo a marzo con 10,4 miliardi di riscatti proprio mentre il mercato azionario recuperava. Preferiscono infatti quegli strumenti come le obbligazioni strutturate che presentano cedole e rendimenti certi a scadenza; questi bond rappresentavano il 12% del risparmio degli Italiani nel 2000, diventati 23% nel 2006. Sono soluzioni di investimento veicolate dal canale bancario, lo stesso che ha in mano buona parte dei fondi comuni.
Le minacce settoriali sono quindi tre: la tassazione, il sistema di reporting e la pesante intermediazione bancaria. Una volta che questi lacci siano sciolti, dice un importante manager, il sistema dei fondi italiani dovrà essere in grado di comunicare e promuovere, con un buon marketing, i propri attributi di prodotto ai clienti.

TRA POCHE ORE…

Maggio 11, 2008 by Marco Ciaccia

Sono le 0:45 di domenica notte nella tiepida Pianura Padana; domani con le prime luci ci saranno aziende che apriranno, ovunque, tra qui e Venezia e cominceranno una nuova avventura.