Archivio per la categoria ‘politica, società, varie’

IL PREZZO DELLO STERMINIO

Maggio 26, 2008

La forza euristica dell’analisi di questo libro del 2006 è il carattere aperto, schietto, dissacratorio del contenuto economico della politica. Nomi, elenchi di aziende, poteri forti, connessioni sindacali ed editoriali; loro incontri formali o informali in cui si sono spartiti mercati locali, nazionali, continentali; in cui sono state decise linee d’azione dei “liberi gruppi parlamentari” o dei loro “autonomi” funzionari governativi. Rispondere a queste domande: che tipo di azione politica viene richiesta, nel breve periodo, per favorire l’accumulazione capitalistica generale; quali settori e all’interno di questi settori, quali gruppi di imprese detengono la quota di capitale e il potere contrattuale di mercato da far valere la propria agenda; in che modo il capitale persegue, utilizzando la macchina statale, la propria riproduzione allargata sotto forma di profitto privato, quali compromessi tra obiettivi di breve e di medio-lungo periodo realizza???

Questo set di domande toglie la mistica dalla politica, dall’ideologia, perfino dalla religione, specie quella usata nell’arena quotidiana della battaglia politica-economica come avviene qui in Italia, riporta tutto a terra, restituisce il nemico nella sua vera dimensione, senza i veli di Maya che spingono alla rassegnazione hippy (”controllano tutto, non si può fare niente”) o peggio all’ignoranza compiaciuta di chi vede connessioni di potere solo attorno a Bush e volta lo sguardo quando si tratta di Prodi, Berlusconi & Co - evidentemente inviati a governare dalla Santa Provvidenza - o anche dei partners europei (l’imperialismo europeo è il grande tabù, l’entità non-esistente, per costoro).

Il Prezzo dello Sterminio” è un libro che ho letto avidamente nelle mie sedute alla Libreria Feltrinelli, l’ho regalato ad un caro amico, e lo raccomando a tutti gli appassionati di storia economica. Adam Tooze, ordinario di storia economica moderna all’Università di Cambridge, ha svolto uno studio sulla storia economica del Terzo Reich indicando i nomi dei vari gruppi, AEG, SIEMENS, DEUTSCHE BANK, BASF, RHEINMETALL, METALGESELLSCHAFT, SIEMENS, coinvolti a vario titolo nella costruzione della dittatura totalitaria nazista. Il massimo dell’espressione di “autonomia”, il massimo del potere apparentemente sganciato dal comando sociale, ha espresso il massimo grado di organizzazione degli interessi di breve e medio periodo del complesso militare-industriale. La follia ideologica, smascherata la base economico-finanziaria e le sue intenzioni, ritorna nell’alveo del sistema politico sociale e dello studio dei rapporti di forza al suo interno.

PANORAMA FAMILY IS …

Maggio 26, 2008

 

Se fossi inglese (chissà perchè il linguaggio della rabbia è veicolato meglio dall’inglese…) e se il settimanale di proprietà berlusconiana Panorama fosse una persona, gli direi

“I M GONNA KILL YOU BITCH! YOU ARE NOT GOING ANYWHERE WITH THIS”

Non mi convince la prima pagina del numero 22 in cui campeggia trionfale una “nostra” atleta che da lontano, da un mondo patinato e bellissimo ( “Una villetta, un giardino, un figlio adorato, un marito amato «anche se l’amore si fa solo la domenica e il lunedì» e una madre che è una colonna” chiosa il giornalista), ci guarda di 3/4 tenendo sulle spalle un figlioletto, un altro gioiello da assommare alle medaglie, in una posa studiatamente disinibita. Molto bene, perchè questo mondo in cui la famiglia fa vincere (!)

usa il fioretto ma non la manda a dire

l’editore, il giornale, l’enunciazione, parlano un linguaggio complesso; il viso sfrontato, l’esibizione della propria normalità familista piccolo borghese, becera e finta fino al midollo, si declina aggressivamente nella titolazione di prima pagina; lo vedete? In alto si legge:

Farsa dei rimpatri: perchè i clandestini non vengono cacciati

cacciati come le bestie nei vostri safari del cazzo? certamente il verbo non è neutrale. E’ il verbo di questa genia di famiglie che si riconoscono normali, italiane, bianche, cristiane o al massimo “progressiste”. Questa gente caccia altri uomini, con l’aiuto della legge, per carità

 

DIRSI LE BALLE

Maggio 24, 2008

 

Non voglio sentire niente, non voglio vedere niente, non voglio sapere niente… so cosa sta succedendo, ma voi non dovete dirmelo. Non irritatemi i nervi. Ho bisogno di fiducia per potere lavorare

(Goebbels ai rappresentanti della stampa tedesca, 1934)

WHEN THE TIGERS BROKE FREE

Maggio 17, 2008

Il 15 maggio 2008 è il giorno in cui, per parafrasare una canzone di Roger Waters, the tigers broke free, “le tigri sono state liberate”.
E’ un pò come il 28 marzo 1997, altro giorno di delirio nazionale, sul sangue degli Albanesi speronati, un delirio bipartizan e con le solite, integratissime, eccezioni. Tuttavia vorrei segnalarvi gli spunti semantici offerti da Repubblica-Espresso-SWA nel sondaggio su “cosa fare degli immigrati”, proprio del 15 maggio scorso.

La manipolazione fisica della carne, per via di leggi e imposizioni dell’ordine poliziesco, sembrano affascinare particolarmente quest’ala sinistra del regime; evidentemente i nuovi padroni della politica sembrano aver individuato le parole che fanno breccia nel sistema di valori “multietnico e tollerante” del centrosinistra. Si continua a parlare di “scontro sugli immigrati” tra Italia e Spagna, non sulla politica di immigrazione ma proprio sulla carne degli immigrati; che farne? sparargli oppure selezionarli in base a criteri di adeguatezza al nostro mercato, possono lavorare con noi e per noi? Questo NOI molto forte e falso, di gente che ha la “badante” in casa e quella gli serve, altrochè. Allora ti prego caro Stato, queste tienicele a casa, non rispedirle al loro paese. Se mai manda via i loro mariti, che non ci servono
L’immigrazione, insieme al controllo del corpo femminile attraverso leggi e regolamenti, è l’unico campo di battaglia in cui la piccola borghesia può influenzare il funzionamento della macchina statale. Ha bisogno di agitatori che riescano a muoverli ma l’ala di “sinistra” del potere ne è ammirata, tanto da inserire nel sondaggio citato l’opzione del trattamento dei ROM: “Vorremmo vedere lo Stato che li allontana”. Bella frase, la piccola borghesia si riempe il petto al pensiero che c’è ancora un’area in cui lo Stato può agire su sua richiesta, “a chiamata”. E’ una sensazione ottocentesca, in quanto è dell’Ottocento il periodo eroico in cui la borghesia, allora non fortemente differenziata tra grande e piccola, costruiva lo Stato, metteva a punto le sue istituzioni, ne provava il funzionamento. Ottocentesca anche in quanto lo Stato nazionale, fondato su cultura religione tradizioni italiane, risuscita nel 2008 con un rigurgito in cui i lettori, i telespettatori diventano un “noi”, i discendenti di quei borghesi che reclamano l’antico diritto di utilizzo dello Stato.

COMMISSARI PER LE QUESTIONI ETNICHE / 2

Maggio 15, 2008

I problemi della globalizzazione ci pongono di fronte a scelte importanti; i cittadini sono stufi di vedere che gli Ebrei senza permesso di soggiorno sono i primi in graduatoria nell’assegnazione delle case popolari, e di vederli girare con la Mercedes e bivaccare nei campi nomadi. Bisognerà affrontare queste tematiche con spirito costruttivo come abbiamo fatto insieme ai Rumeni moderati, che hanno accettato un dialogo inter-religioso e denunciato i tentativi di conquista rumena della nostra cultura, delle nostre tradizioni. Oggi ci sono tensioni anche con la componente islamica dell’immigrazione, dovuta alla politica sionista che persegue il loro Stato di origine, che compromette la pace e la stabilità nel Mediterraneo. Tutti questi capitoli andranno risolti con spirito costruttivo e dialogo ma sapendo che alla fine siamo noi a decidere. E ora sacrifichiamo il sangue di questa pecora per ingraziarci il raccolto.

suono di tamburi sullo sfondo

COMMISSARI PER LE QUESTIONI ETNICHE / 1

Maggio 15, 2008

Tranquilli ragazzi, picchiatori di rumeni e altro, ora siete proprio fuori tempo; ci pensa lo Stato a somministrare la violenza, di cui detiene il monopolio legittimo, contro gli immigrati clandestini o, come dice il sinistrorso TG3 (edizione regionale lombarda delle 14:00)

I Rom di troppo

quelli che vanno spostati da un luogo all’altro. Oggetti dell’attenzione di questa casta bianca, politicamente corretta e pronta a rifugiarsi nelle sottane dell’identità tribale quando le campane suonano. Sono bianchi, siamo “Noi” e i Rom sono “loro”; la comunicazione li riguarda ma non è fatta da loro. Prendo i Rom come esempio di alterità, come in genere gli extra-comunitari, i senza-tetto, i disabili, i criminali, un loro diverso dall’enunciatore bianco, perbene, medio-piccolo borghese, perfettamente integrato e soddisfatto del sistema dei messaggi, pronto a indignarsi ora contro i Romeni o i Rom (che differenza fa?), domani contro gli Islamici. Gli Ebrei sono riusciti a entrare nel sistema dell’enunciazione in genere presentandosi come mansueti custodi di un’identità “più Europea degli Europei”, ma vi vengono ricacciati indietro periodicamente, soprattutto quando la crisi economica stringe e alcuni intellettuali “di sinistra” (la maschera migliore e più efficace per questo tipo di operazioni etnico-culturali) si ergono contro la “loro” invadenza, in genere usando un sistema semantico in codice che attacca la “base” o il “villaggio” di origine, Israele.

SEMIOLOGICA PATRIARCHALE 1

Maggio 14, 2008

sarà uno dei tanti progetti lasciati a metà? no, stavolta voglio mettere diverse citazioni di G.Vaughan e altri studiosi di semiotica, femministi/marxisti, antropologi; e indicare il carattere di mascolazione del linguaggio in diversi contesti, specie politici.

Da “Homo Donans” di G.Vaughan

Money measures the ‘common quality’ of exchange value in commodities and leaves aside as irrelevant whatever does not have that quality. Whatever is not commodified does not have the quality of exchange value and thus appears to be irrelevant to the market, outside its “concept.”

La struttura logica e concettuale alla base del patriarcato (la mascolazione, l’educazione alla competizione per risorse scarse e attraverso la manipolazione degli altri) è l’ossatura del capitalismo fondato sullo scambio di valori di mercato. Ed è logica nel senso etimo-logico, semantico; è una semiologia del dominio; come esiste, ne sono convinto, una semiologia del disagio psichico sviluppata dal proletariato intellettuale, dal sottoproletariato che non accede, per cattiva “mascolazione”, alle risorse simboliche di scambio che avvengono nell’ambito culturale dominante o nelle sue adiacenze. Una semiologia che se non si definisce rimane grammatica, cacofonia inarticolata e priva di senso al di fuori di una autoreferenzialità al limite individuale. Il tema: è code-words, le parole chiave per l’accesso a questa forma di scambio del linguaggio-mercato, nei suoi segmenti, nelle sue nicchie.

…those who do not do it well, or do not succeed in the market, will seem to be ‘defective’, less human, and therefore more exploitable. In Capitalism the values of Patriarchy—competition, hierarchy, domination—have been united with the values of the market. In order to understand this merger and justify some startling similarities in what are usually considered widely different areas, we need to look beyond both Capitalism and Patriarchy to the patterns underlying them.

 

 

 

GLI SCHEMI SEMPLICI DELLA COMUNICAZIONE POLITICO-FINANZIARIA 2

Maggio 10, 2008

Il legame Gnutti-Telecom è una sorta di nemesi del capitalismo solido, milanese, bancocentrico e amato da Repubblica rispetto agli avventurieri bresciani, quelli che, in un articolo del 2003 se non sbaglio, venivano dipinti come “imprenditori dalle scarpe grosse” oppure “razza padana” (Gnutti, Lonati), con lo stesso disprezzo con cui le “signore” del centro di Milano trattano i ristrutturatori che ogni mattina vengono da Bergamo a mettere a posto i loro cessi. Ora Hopa lamenta perdite proprio legate all’uscita dall’azionariato Telecom, in cui la loro presenza era appena sopportata già ai tempi di Tronchetti Provera (altro esemplare mediaticamente vincente del capitalismo che piace a Repubblica e dintorni), ed era storicamente un residuo della scalata del 1999 con Colaninno e Unipol che scalzò Bernabè.

Operazione mai digerita dalla stampa del capitalismo dominante, fonte delle associazioni inquietanti del giornalismo finanziario, molte delle quali espressione dell’inconscio capitalistico borghese come ripreso in modo esemplare da Thomas Mann in Buddenbrook: ricorso al debito, rottura violenta dello status quo e alle casseforti del capitalismo famigliare (le stesse dietro i grandi editori), prova di forza dei nuovi venuti, ecc. Ora con la ciclicità e la forza tranquilla dei pazienti, il capitalismo di Bernabè si è preso una rivincita sancita da questo posizionamento isotopico e dalla tematizzazione: Telecom sopra, in evidenza ed infiocchettata da un bel titolo, Hopa sotto, con un titolo di evocazione orrifica “Profondo rosso per la creatura di Gnutti” e la sottolineatura machista della mancanza di banche con “spalle sufficientemente larghe per tappare i buchi” e, con una punta di Schadenfreude, l’affondo finale (in cauda venenum, insegnavano i gesuiti) contro le “fragilissime casseforti della Leonessa”, cioè del capitalismo bresciano.

Non dimentichiamo mai che la lotta di potere economico è roba semplice, direttamente in contatto con lo strato profondo antagonistico degli uomini, scontro fra tribù che dispongono di attributi; i giornalisti mediano culturalmente quello che vedono dalla loro tenda. Nel loro racconto c’è anche e direi soprattutto la performanza, ovvero la storia, il vissuto, i nessi semantici legati alla loro adesione alla parte vincente nella lotta, l’espressione del loro compiacimento per aver puntato sul cavallo vincente e aver guadagnato galloni immaginari nei “salotti buoni” … e anche una punta di cattiveria nel deridere lo sconfitto e nello scacciare il fantasma di aver rischiato, per poca cautela e giudizio, di parteggiare per lui (Gnutti - Hopa - Unipol è stato per qualche tempo vicino al centro sinistra e in particolare a D’Alema; Repubblica, nonostante il suo appoggio al csx, ha sempre preferito la parte prodiana-ulivista e ha sancito alleanze finanziarie omogenee a questa parte)

GLI SCHEMI SEMPLICI DELLA COMUNICAZIONE POLITICO-FINANZIARIA 1

Maggio 10, 2008

Ci sono strutture semiologiche e semiotiche molto radicali e radicate, che attingono a significati pre-razionali, tipiche della lotta politica capitalistica condotta attraverso i giornali.

A volte si presentano in forme semplici anche se frutto di una lunga mediazione culturale e storica: il verbo “attaccare” è tipicamente usato in modo strillato nei titoli ed è ricco di implicazioni sociologiche. Chi attacca è generalmente svantaggiato nella lotta per la distribuzione delle risorse socioculturali ed è quindi inquadrato in un mirino che riporta le seguenti associazioni (framing): disordine, inquietudine, disagio, disforia, cattiveria; dal punto di vista, ovviamente, di chi è in posizione avvantaggiata e ha tutto l’interesse a dipingere la rottura dello status quo in termini allarmanti. Tuttavia non viene mai riproposto direttamente questo strato profondo e primitivo ma si utilizzano termini e implicazioni semantiche intermedie come “irritualità”, cioè rottura della struttura di potere; in codice, è il segnale di allarme della tribù-fazione del capitalismo che si sente minacciata nei suoi interessi politico-culturali e chiama a raccolta le risorse nel lettorato .
Poi ci sono strutture molto semplici in termini di isotopie. Nello stesso luogo si associano significati che si rimandano attraverso i titoli e le immagini. Oggi su Repubblica ritrovo un vecchio topos, molto efficacie e antagonistico: il campione nazionale e la “rogue” company. Il primo è naturalmente Telecom, naturalmente perchè è uno dei maggiori inserzionisti del quotidiano romano, ma anche perchè l’uscita di Tronchetti Provera e l’arrivo di Bernabè ha segnato nuove assonanze politico-finanziarie con il quadro politico dominante di cui Repubblica è l’espressione. Tanto che Sara Bennewitz non perde tempo fin dall’incipit dell’articolo

I nuovi vertici di Telecom Italia riconquistano la fiducia del mercato

e subito a seguire, tanto per non sbagliarsi, la precisazione che è proprio Bernabè ad aver fatto salire il titolo e ad aver “guadagnato credibilità nei confronti della comunità finanziaria” (una catch phrase che rappresenterebbe, per un’agenzia di PR, il risultato del lavoro di mesi di persuasione, cene, inviti e incontri con i giornalisti). Più modesta la narrazione della riduzione di fatturato (-2,4%), MOL (-6,7%) ed EBIT (-35,4%), che è spiegata in modo molto conciliante e contestualizzato all’interno dell’articolo. Già nel 1994 il gruppo l’Espresso e il suo allora direttore Claudio Rinaldi si erano lanciati in un servizio molto lusinghiero, forse troppo a dire il vero, una dichiarazione d’amore per la dirigenza Bernabè all’ENI; in un momento in cui forse già si delineavano le scelte dei grandi gruppi in favore dell’Ulivo e della guida prodiana (Prodi sarà investito di questa carica nel giro di due giorni dopo una riunione riservata tra grandi imprenditori nel febbraio 1995). Lasciamo l’inappuntabile Bernabè, prodiano ma in buoni rapporti con Berlusconi, come bisogna, e andiamo al volto brutto e cattivo del capitalismo, un’impresa per i cui risultati negativi non è necessario spendere troppe spiegazioni o andare troppo per il sottile: l’Hopa di Gnutti.

UNA NUOVA DEFINIZIONE DI “CONTROCORRENTE”

Maggio 10, 2008

Sono controcorrente i clericali che esaltano la famiglia e i valori tradizionali. Sono controcorrente e anticonformisti gli anti-abortisti e i preti. Si vede che “in corrente” ci sono comunisti, mangiapreti e abortisti. Sarà ma non ci credo

e’ un mascheramento della realtà oggettiva sotto forma di narrazione, sotto forma di balla mediatica, baloon, messa in scena. Nel paese di Pulcinella e della commedia delle maschere non poteva non prendere forma questa struttura narrativa. La Repubblica delle Donne oggi riporta un’intervista di Doris Lessing (in evidenza sulla prima); la scrittrice che ha amato l’Africa e flirtato con il marxismo ora parla male del comunismo, che coraggio!, e denuncia l’orribile dittatore dello Zimbabwe Mugabe, un feticcio negativo dell’Europa bianca, la faccia sporca e negra dell’orrore coloniale.

Siccome è la Repubblica, mi sono ripromesso di non mollare l’osso: e allora

  1. introduzione: Doris Lessing “parla senza peli sulla lingua” (che bella dote, si sottintende che non ha le ipocrisie e le diplomazie di altri.. borghesi bianchi.
  2. infatti il suo bersaglio è “la madre, il comunismo, i neri”, ma verrebbe da dire i negri visto che sono le squadracce di Mugabe che hanno sottratto terre e possedimenti ai discendenti dei colonialisti
  3. Mugabe è l’unico autocrate del Terzo Mondo che non suscita la simpatia dei “comunisti bianchi”, quegli intellettuali che giocano a fare la parte sinistra dell’imperialismo europeo.
  4. in termini mediatici e culturali Mugabe è la vendetta contro la schiavitù dei bianchi (minoranza) sui neri (maggioranza) e mette in atto l’incubo del rovesciamento di questa situazione, suscitando ribrezzo in tutte le cancellerie europee, a partire dagli ex colonialisti britannici, e nei quartieri adiacenti, che normalmente ospitano le sedi dei giornali …