WHEN THE TIGERS BROKE FREE
Il 15 maggio 2008 è il giorno in cui, per parafrasare una canzone di Roger Waters, the tigers broke free, “le tigri sono state liberate”.
E’ un pò come il 28 marzo 1997, altro giorno di delirio nazionale, sul sangue degli Albanesi speronati, un delirio bipartizan e con le solite, integratissime, eccezioni. Tuttavia vorrei segnalarvi gli spunti semantici offerti da Repubblica-Espresso-SWA nel sondaggio su “cosa fare degli immigrati”, proprio del 15 maggio scorso.
La manipolazione fisica della carne, per via di leggi e imposizioni dell’ordine poliziesco, sembrano affascinare particolarmente quest’ala sinistra del regime; evidentemente i nuovi padroni della politica sembrano aver individuato le parole che fanno breccia nel sistema di valori “multietnico e tollerante” del centrosinistra. Si continua a parlare di “scontro sugli immigrati” tra Italia e Spagna, non sulla politica di immigrazione ma proprio sulla carne degli immigrati; che farne? sparargli oppure selezionarli in base a criteri di adeguatezza al nostro mercato, possono lavorare con noi e per noi? Questo NOI molto forte e falso, di gente che ha la “badante” in casa e quella gli serve, altrochè. Allora ti prego caro Stato, queste tienicele a casa, non rispedirle al loro paese. Se mai manda via i loro mariti, che non ci servono.
L’immigrazione, insieme al controllo del corpo femminile attraverso leggi e regolamenti, è l’unico campo di battaglia in cui la piccola borghesia può influenzare il funzionamento della macchina statale. Ha bisogno di agitatori che riescano a muoverli ma l’ala di “sinistra” del potere ne è ammirata, tanto da inserire nel sondaggio citato l’opzione del trattamento dei ROM: “Vorremmo vedere lo Stato che li allontana”. Bella frase, la piccola borghesia si riempe il petto al pensiero che c’è ancora un’area in cui lo Stato può agire su sua richiesta, “a chiamata”. E’ una sensazione ottocentesca, in quanto è dell’Ottocento il periodo eroico in cui la borghesia, allora non fortemente differenziata tra grande e piccola, costruiva lo Stato, metteva a punto le sue istituzioni, ne provava il funzionamento. Ottocentesca anche in quanto lo Stato nazionale, fondato su cultura religione tradizioni italiane, risuscita nel 2008 con un rigurgito in cui i lettori, i telespettatori diventano un “noi”, i discendenti di quei borghesi che reclamano l’antico diritto di utilizzo dello Stato.
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