La forza euristica dell’analisi di questo libro del 2006 è il carattere aperto, schietto, dissacratorio del contenuto economico della politica. Nomi, elenchi di aziende, poteri forti, connessioni sindacali ed editoriali; loro incontri formali o informali in cui si sono spartiti mercati locali, nazionali, continentali; in cui sono state decise linee d’azione dei “liberi gruppi parlamentari” o dei loro “autonomi” funzionari governativi. Rispondere a queste domande: che tipo di azione politica viene richiesta, nel breve periodo, per favorire l’accumulazione capitalistica generale; quali settori e all’interno di questi settori, quali gruppi di imprese detengono la quota di capitale e il potere contrattuale di mercato da far valere la propria agenda; in che modo il capitale persegue, utilizzando la macchina statale, la propria riproduzione allargata sotto forma di profitto privato, quali compromessi tra obiettivi di breve e di medio-lungo periodo realizza???
Questo set di domande toglie la mistica dalla politica, dall’ideologia, perfino dalla religione, specie quella usata nell’arena quotidiana della battaglia politica-economica come avviene qui in Italia, riporta tutto a terra, restituisce il nemico nella sua vera dimensione, senza i veli di Maya che spingono alla rassegnazione hippy (”controllano tutto, non si può fare niente”) o peggio all’ignoranza compiaciuta di chi vede connessioni di potere solo attorno a Bush e volta lo sguardo quando si tratta di Prodi, Berlusconi & Co - evidentemente inviati a governare dalla Santa Provvidenza - o anche dei partners europei (l’imperialismo europeo è il grande tabù, l’entità non-esistente, per costoro).
“Il Prezzo dello Sterminio” è un libro che ho letto avidamente nelle mie sedute alla Libreria Feltrinelli, l’ho regalato ad un caro amico, e lo raccomando a tutti gli appassionati di storia economica. Adam Tooze, ordinario di storia economica moderna all’Università di Cambridge, ha svolto uno studio sulla storia economica del Terzo Reich indicando i nomi dei vari gruppi, AEG, SIEMENS, DEUTSCHE BANK, BASF, RHEINMETALL, METALGESELLSCHAFT, SIEMENS, coinvolti a vario titolo nella costruzione della dittatura totalitaria nazista. Il massimo dell’espressione di “autonomia”, il massimo del potere apparentemente sganciato dal comando sociale, ha espresso il massimo grado di organizzazione degli interessi di breve e medio periodo del complesso militare-industriale. La follia ideologica, smascherata la base economico-finanziaria e le sue intenzioni, ritorna nell’alveo del sistema politico sociale e dello studio dei rapporti di forza al suo interno.