“PROGRESSISTI, NON FESSI”
C’è un vecchio adagio che dice che solo i fessi non cambiano idea. Anche Repubblica in fondo, capisce che con questo governo di destra bisogna fare i conti. Anzi, i conti li ha certamente fatti prima delle elezioni, sapendo che una vittoria di Berlusconi e di quelle che Bertinotti chiama sprezzantemente “le destre” (quasi fosse un gelato alle “creme”…) serviva e sta servendo a mettere in un angolo la dirigenza DS del partito democratico e in particolare il “gruppo romano” di imprenditori legati a Veltroni. Segnali lanciati a Prodi, l’ex leader DC che ha in mano la macchina di potere più grossa e solida, su cui si possono appoggiare i gruppi industriali privati. Berlusconi è sempre un gradino sotto, ma serviva la sua vittoria elettorale per far saltare gli equilibri interni al PD e favorirne l’ala prodiana.
Citare articoli del Guardian che parlano dell’Italia come se fosse uno zoo, come fa MyTube di Franceschini non mi sembra un esercizio particolarmente interessante; la sinistra progressista “scopre” per la quinta, sesta volta nel giro di dieci anni, che il paese è sempre un pò più a destra; in questa maniera la classe dirigente può dire
“noi saremmo tanto buoni e progressisti ma dobbiamo ascoltare il popolo quindi saremo costretti nostro malgrado ad affondare le barche di immigrati…che peccato”
E’ un dato di fatto tuttavia che le arie da macho, da piccolo putin italico, siano diventate una seconda pelle di Berlusconi.
Il Corriere della Sera si affretta a cercare un significato per le esternazioni di Berlusconi contro l’Unione Europea che “dà fastidio” sulla vicenda Alitalia all’elefante potente e apparentemente tranquillo, un simbolo di sopraffazione fallica, di ferocia pronta a scattare e travolgere tutto; un dotto intervento che non mi convince ancora una volta. La metafora potente è tipica del marciume italico borghese: la narrazione a questo punto prevede un soggetto tranquillo e poco loquace, un padre, una figura di potere acquisito e solido, che “si scrolla di dosso” il figlioletto chiassoso e rumoroso, ma poco efficace, poco pratico, femmineo.
E mentre Berlusconi assapora, immaginiamo sbavando, il gusto di mettere le mani sui giocattolini di Stato, di fare il novello Prodi, la Repubblica si adegua. I blogger si adeguano. I progressisti furbi di Repubblica si adeguano. Adesso il “protezionismo” va di moda, ci spiega la Repubblica in prima pagina; la globalizzazione fa emergere il ruolo dello Stato come sodale degli interessi privati dei grandi gruppi; resa fascinosa, è la teoria dei “campioni nazionali”.
Berlusconi non avrà lo stile felpato e gollista dei “tecnocrati irizzati” prodiani, ma in più ha la fame di mettere insieme un piccolo impero con uno stile tutto suo, putiniano. Lui si muove con grande agilità tra i salotti milanesi, e probabilmente, come Prodi prima di lui, cercherà di mettere le mani su Telecom, un asset strategico sindacale e politico da far valere nella concorrenza internazionale
Tag: Berlusconi, Prodi, zignare