I BUDDENBROOK - FANTASIE BORGHESI ALL’OPERA

Ho un vago ricordo del romanzo i Buddenbrook di Thomas Mann. Tuttavia il carattere asfissiante del controllo sociale borghese, quello lo ricordo bene. Certamente una delle figure che più incarnano questa dilaniante ed estraniante ideologia di controllo (e autocontrollo) è Tony Buddenbrook, l’altezzosa sorella del protagonista, il capo dell’azienda di famiglia Thomas.
A lei vanno attribuite tutte quelle parti recitate e rituali (anche nell’atteggiamento fisico) per esorcizzare l’incubo borghese della decadenza e dell’impoverimento, dell’allontanamento dalle certezze incarnate dai genitori, quindi quella diffidenza ostile verso tutti gli ambienti anche solo leggermente diversi. Non dimentichiamoci che impoverimento monetario, a questo livello molto primitivo e medievale del discorso, è premessa per l’abbandono dei freni istintuali come dimostra la storia del fratello Christian.
Tony è davvero latrice della funzione narrativa doppiamente difensiva (contro la soddisfazione degli istinti materiali da una parte e contro le pressioni sociali del mercato dall’altro) della borghesia di un paese a capitalismo maturo (diciamo … l’Italia?), che potrebbe esprimersi contro le paure della “globalizzazione” con queste parole

Sì, Tom, noi ci sentiamo nobili e sentiamo una distanza e non dovremmo mai cercare di vivere dove non si sa niente di noi e non si sa valutarci, perché ne ricaveremo solo umiliazioni, e ci troveranno ridicolmente superbi. Sì, - tutti mi hanno trovato ridicolmente superba

Si sente nobile, anche se non lo è, certamente superiore ai borghesi solamente ricchi. Nel suo candore irritante distilla perle di saggezza che potrebbero applicarsi alla borghesia di tutti i tempi

Signore mio Dio, bisogna pur avere certi riguardi nella vita, Tom! È pur entrato a far parte della nostra famiglia… è uno dei nostri… non si potrà mica mettere in prigione uno di noi, santo cielo!…

(=la borghesia controlla lo Stato e quindi se qualcuno dei suoi va in galera vuol dire che appartiene ad una fazione in declino)

e altrove, quando ribatte compunta e pensosa a certe “gaffe” di gente del suo ambiente sembra proprio di sentire la voce della borghesia pedante delle buone maniere de La Repubblica, che non si accontenta di avere una classe dirigente la vuole anche abbondamentemente ipocrita e rispettosa del ”rituale” del potere e del salotto, tanto da scatenarsi contro una frase di (caso strano) Obama… definita gaffe e infelice uscita
sebbene in molti ormai abbiano smascherato il carattere unitariamente e trasversalmente difensivo-bianco-tribale della campagna Clinton-Mc Cain, come questo esilarante commento di The Zoo di stamattina…

… un caso che andrà affrontato più in profondità perchè contro Obama è in opera un’agenzia radicalmente fascista, un racconto di una scalata impervia al potere, un’altra metafora di quel “no hope” per chi è nato povero o emarginato nel capitalismo, che sta diventando una nauseante certezza della borghesia occidentale.

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